Esplorate, sognate,scoprite

“Tra vent’anni sarete più delusi per le cose che non avete fatto che per quelle che avete fatto.

Quindi

mollate le cime, allontanatevi dal porto sicuro.

Prendete con le vostre vele i venti.

Esplorate, sognate,scoprite. (M. Twain)”

Eccoci qui finalmente con il mio primo articolo, forse quello più importante per molti blogger, forse quello da cui dipenderanno tutti gli altri articoli, quello decisivo insomma. Sono però sicuro che con queste mie parole, mi brucerò la maggior parte dei visitatori, perché bisogna dirlo, alla maggior parte di questi non interesseranno le mie parole, i miei pensieri relativi al modo con cui affronto la mia “droga”, la mia dipendenza cronica dal voler viaggiare.  Proprio così, viaggiare, quell’azione per alcuni impulsiva, per altri pensata, ma comunque così puramente eccitante, da darti quella scossa di adrenalina, quel brivido dietro la schiena che solo quello basta per farti capire quanta emozione c’è in questo gesto. Molti pensano che viaggiare sia sinonimo di scappare, allontanarsi dai propri problemi, o da quella fonte di problemi, che ogni giorno ci sovrasta; forse quelle persone avranno pure le loro ragioni a pensarla così, ma detta sinceramente, non è quello che io penso del viaggio, ed essendo mio questo “spazio” queste parole, allora dovete almeno darmi il tempo di spiegarvi cos’è davvero per me questa azione così esaltante ma anche così difficile da compiere. Non voglio sembrarvi egoista, ma come in ogni cosa, bisogna sempre vedere le cose da un’angolazione diversa, per riuscire a percepire al meglio, e con esattezza, quello che una persona vuole farvi capire, quindi eccomi qui con la semplicità (o almeno spero), delle mie parole a parlarvi del mio viaggio o comunque del significato che ha per me il verbo viaggiare.

La storia, come ogni storia, inizia dal principio quando ero ancora un bambino alle prime armi, ancora intontito dalle fiabe e dalle filastrocche della maestra, che raccontavano di mostri e principesse, anche se, qui lo dico e qui lo nego preferivo la nintendo, con super mario, che praticamente mi raccontava storie molto simili a quelle della maestra, per esempio il livello dove bisognava salvare la regina, che è ancora impresso nella mia mente, e che mi faceva pensare molto spesso al perché andassi a scuola se poi praticamente la maestra mi andava a copiare tutta la storia di super mario, ma questa è tutta un’altra storia; comunque senza dilungarmi troppo sulla bellezza di super mario, per me da bambino purtroppo o per fortuna viaggiare significava essenzialmente e in poche parole, il dover trasferirsi da una casa all’altra dal mare alla montagna; e la cosa sinceramente non mi pesava così tanto, anche se ogni volta significava dover lasciare cose e persone che con molta probabilità sapevo non avrei più rivisto o comunque per la quale, non avrei più provato niente una volta dimenticati. Se sono sicuro di una cosa ora, e che da bambini è più facile dimenticare, o almeno per me è stato così, forse perché non volevo ricordare, forse perché sapevo che se avessi ricordato anche solo un amichetto sarei partito a piangere, e con molta probabilità uno dei miei fratelli m’avrebbe dato della femminuccia, quindi tirando le somme, è stato meglio così. Crescendo ho poi capito che cambiare casa, non era proprio un viaggio, ma era più una necessità che spinge le persone a tentare la fortuna in un’altro luogo, e in compagnia di altre persone, perché si spera in una vita migliore, e se si ha una vita migliore si ha una maggiore felicità, ma anche questo forse non è del tutto vero, perché crescendo sempre di più ho capito che non è proprio la stabilità economica a rendere felici le persone, soprattutto perché la stabilità economica in generale in una famiglia sembra non esistere del tutto, è un po’ quando si parla di babbo natale o la befana, esistono nell’immaginario comune ma non sono reali, non sono per definizione tangibili in un certo senso; e così ho visto, diventando adulto, anche se non mi definirei del tutto adulto (credo d’avere il complesso di peter pan), persone che hanno lasciato la propria vita per cambiare casa esser in generale, ancor più tristi della nuova situazione, perché dovevano praticamente sopravvivere per mantenere il loro status quo. E allora vai nel caos più profondo, non capisci più dove sia finito quel “vissero tutti felici e contenti” che c’era alla fine di ogni storia della maestra, quel “the end” alla fine di ogni film o cartone della disney, che dipingeva mondi così meravigliosi da volerci entrare per quanto belli erano e allora capisci o forse t’illudi di capire, che non sono le certezze a rendere le persone felici, e forse è proprio per questo che le persone giocano per esempio ai gratta e vinci, per poter sentire grattando quelle schede una sensazione di perdizione, sentire quel salto nel buoi che potrebbe in un qualche modo portarci in uno stato d’euforia generale, portarci a qualcosa a un qualche stato che quel gesto del grattare potrebbe darci, in positivo o come nella maggior parte dei casi, darci anche in negativo, ma comunque darci un qualcosa, un’emozione, una sensazione, un brivido, qualsiasi cosa ma che alla fine si tramuta in un’emozione. Ecco perché prima vi parlavo di “droga”, e si ammetto che il gioco può portare a una dipendenza, ma il punto centrale a cui volevo farvi arrivare, è il significato che ha per me Viaggiare, e si il concetto di base e che per me questo gesto è molto simile a una dipendenza a una qualche sostanza, anche solo di caffeina, ma è una dipendenza per me. Per me viaggiare significa, partire senza una meta, saltare nel buio e seguire una strada fantasma, un orizzonte infinito, significa seguire una stella che non raggiungerò mai, significa soffrire, magari rimanerci anche male, piangere, ridere, bere, per me viaggiare è seguire è cercare quel “the end” alla fine di ogni film, ma non perché voglio una fine, non perché voglio trovare una certezza a cui aggrapparmi, semplicemente per dirgli come ogni bambino o bambina in questo mondo che si ritrova alla fine di un cartone o alla fine di una fiaba,che gli è stata raccontata da qualcuno, queste semplici parole, “me ne racconti un’altra?!”