LA LETTERA CHE AVREI (FORSE) VOLUTO

Forse sarò io una persona complicata, e forse sono io a non capire con esattezza il mondo che mi circonda. Ma avrei tanto voluto delle spiegazioni; prima di iniziare a capire avrei voluto qualcuno che mi dicesse, che mi spiegasse, come va davvero il mondo. E invece mi hanno illuso. Mi hanno fatto credere in una favola, in una meravigliosa favola, dove le famiglie si vogliono bene, l’amore è meraviglioso e le persone sono sincere. Purtroppo non è così. Sono cresciuto conoscendo il dramma della vita di tutti i giorni. Ed è per questo che avrei voluto almeno una lettera . . . fatta anche solo di quattro parole messe in croce, che mi spiegassero in breve perché sono qui, e perché non sto bene con me stesso, e di conseguenza con gli altri, e con la mia famiglia. Quindi è per questo che credo che ogni singolo genitore, prima di far nascere una piccola creatura indifesa, dovrebbe almeno scrivergli a quest’ultima la verità. Non quella fittizia e neanche quella approfondita sulla vita, NO! Quella verità che noi tutti sentiamo dentro di noi.

Ed è per questo che oggi voglio scrivere quella lettera che forse, avrei voluto avere dai miei genitori; quella lettera che almeno mi poteva dare, se non tutte le spiegazioni, almeno una piccola bozza di sincero amore. Quella lettera che credo ogni genitore dovrebbe scrivere al proprio, ai propri figli.

Inizia così … ancor prima di sapere il tuo nome, il tuo sesso, il tuo pensiero, eccomi qui a scriverti; Forse non capirai mai se queste parole ti vengono scritte da tua madre o da tuo padre, ma non è questa la cosa importante; la vera questione che ci ha spinti a riunire questi pensieri ancor prima di conoscerti, è farti capire il perché di alcune cose.

Non so quando avrò il coraggio di darti questa lettera, e se sarò io a leggertela, spero di si, spero che saremo così amici da poterlo fare; spero che saremo una cosa sola, senza segreti l’uno con l’altro, spero che tu mi dica tutto di te, dalla scuola, ai sentimenti, alle sbronze, al sesso, alle droghe; e spero di riuscire a fare lo stesso anch’io con te.

Se ti sto scrivendo queste parole, è perché credo che tu debba avere delle spiegazioni, che nessun altro può darti. Qualcuno proverà a farti credere che sei stato un progetto divino, oltre che un nostro progetto, fatto da tua madre e da tuo padre. In verità sono qui, anche per scriverti questo; Tu non sei stato progettato a tavolino, così come si fa con un prodotto industriale. No! Così come tu non sei stato ne progettato, in verità non sei stato neanche pensato, ne deciso. Purtroppo ci siamo accorti troppo tardi della tua esistenza, che poi non sappiamo neanche se in questo momento tu esisti per davvero, o sei solo un piccolo elemento, forse pensante forse no. Sai, è brutto da dire, ma ti scrivo anche per questo; Molti dicono a tua madre di abortire. Probabilmente quando leggerai questa lettera capirai anche cos’è l’aborto. Ora non siamo, o meglio non sono qui a spiegarti se è una cosa giusta o sbagliata, dal punto di vista politico, sociale, e religioso. No! Sono qui per scriverti che se qualcuno è saltato fuori con questa parola, è perché tu potresti essere un ulteriore costo, così come un’azienda in un bilancio, guarda costi e ricavi, bhe anche noi come famiglia stiamo facendo una sorta di bilancio; Lo so, ti ho appena detto che non sei un progetto industriale, eppure ci stiamo comportando proprio come un’industria, che rifiuta la produzione di un prodotto, semplicemente perché non conveniente per il suo fatturato. Sarà una decisione difficile ma, sai una cosa, questa lettera magari alla fine ci porterà a capire anche se sia il caso o meno di continuare. Per ora voglio far finta che tu un giorno possa leggere questa lettera, voglio far finta che quando la leggerai, avremo già passato un sacco di tempo insieme, un po’ come si dice come formula del matrimonio, “Nella Buona e nella Cattiva Sorte”. Voglio dirtelo, probabilmente non avrai vita facile, già adesso tuo padre e tua madre hanno diversi problemi, e questi problemi li porta a confrontarsi in modo alquanto vivace. Sinceramente spero, che quando tu sarai già grande queste discussioni non ci saranno più, e soprattutto spero che queste nostre discussioni, non ti portino in nessun modo ad odiare la tua famiglia. La famiglia deve essere per te la prima cosa a cui dovrai pensare. Eppure ho paura che queste discussioni, che poi che parola assurda discussione, chiamiamoli come dovrebbero essere chiamati, bhe spero che i nostri Litigi non ti deviino, dalla tua idea di famiglia; anche se a volte siamo noi stessi i primi a non aver più fiducia, quando questi litigi vanno OLTRE, nella parola famiglia. Sai, vorrei darti una definizione di famiglia, che ti possa aiutare in futuro, ma sai cosa!? Non mi viene. In un certo modo questa lettera, vuole secondo me essere una garanzia, da usare quando per alcuni problemi che mio malgrado sopraggiungeranno, Grandi problemi, tu un giorno debba decidere di allontanarti da noi, perché, e spero non succeda mai, tu un giorno ti potresti stancare di noi o ancor peggio, magari un giorno penserai che la tua famiglia ti avrà deluso. Forse è più per questo che ti scrivo, per poterti dire già ora, che in una famiglia è normale, che a volte le cose non vadano come devono andare. Magari un giorno tu verrai sballottolato da una famiglia ad un’altra. Non lo so. Magari un giorno tua madre e tuo padre potrebbero non stare più insieme. Non lo so. Magari un giorno uno dei due si stancherà dell’altro, magari tu un giorno potresti addirittura scoprire uno di noi tradire l’altro, e decidere di smetterla con questa famiglia fittizia, e potresti decidere il peggio, andartene, disconoscerci, o addirittura cose ancora più brutte, ed è proprio per questo che ti scrivo, per dirti che le cose potranno anche succedere, ma se ti sto già immaginando come mio figlio/a e perché probabilmente già ti voglio un bene inimmaginabile. Chissà se sarai più come tuo padre, o come tua madre. Chissà quale sarà la tua prima parolina. Sto già sognando il tuo matrimonio. Chissà se crederai in Dio. Chissà quante volte litigheremo. Chissà quante brutte cose ti dirò, e quante brutte cose tu penserai di me, noi. Spero dopo tutto che alla fine nel bene o nel male, tu possa cercare del bene in noi. Ti ripeto, probabilmente sbaglieremo molto come genitori, ma devi pensare a tutti i sacrifici che faremo per te. E non pensare, mai è poi mai di essere in debito con noi, per questo. Certo a volte te lo faremo pesare, a volte in malo modo potremmo urlarti addosso tutto quello che abbiamo sopportato per il semplice fatto, di non aver deciso di abortire. Ma saranno parole buttate all’aria. Saranno parole dette, ma non sentite. Spero davvero di non doverti sentire piangere, magari da dietro una porta, a causa mia. Vorrei già adesso, scusarmi per ogni mio schiaffo, o per ogni punizione che ti darò. A volte sarà per educarti, a volte sarà a causa del nervosismo, magari dato dal lavoro, magari chissà dato dalla stessa famiglia, quei famosi litigi di cui, se leggerai questa lettera, probabilmente avrai vissuto. Sai un giorno anche tu ti innamorerai, e sarà normale, affrontare delle discussioni con la persona che ami, e sai una cosa, in queste discussioni, a volte ci si ferisce più di quanto vorresti davvero. Ma in quei momenti, tutto sale a galla! Le corde vocali si riscaldano, il viso diventa paonazzo, le mani non riescono a star ferme, e le parole escono fuori da sole, senza controllo, senza umanità, SI! Anche senza amore. Con questo non voglio dirti che l’amore viene e va, così dal nulla. Ma certo è, che l’amore non ha padroni. Un giorno ami alla follia quella persona, e il giorno dopo hai voglia di lanciargli il primo soprammobile che hai in casa. Ma non vuol comunque dire che dentro di te, quella cosa che hai provato magari per anni, possa scomparire dal nulla. L’amore è come il tempo, non puoi comandarlo, ma lascia sempre, sempre, sempre tracce del suo passaggio. Sta a te, capire se quelle tracce sono belle o brutte. Ora io non so se la nostra famiglia durerà o meno, e se tu leggerai questa lettera nella nostra casa, ma una cosa è certa, se tu leggerai questa lettera, tu sei la traccia di qualcosa. Positiva o meno, sarai una traccia, se non di un amore, magari di un’intesa tra due persone che hanno deciso di sacrificare qualcosa di loro per te. Forse un giorno faremo qualcosa, o a volte molte cose, che ti porteranno ad odiarci, e forse farai bene ad odiarci, ad allontanarci, ma pensaci se avrai la possibilità di farlo, e perché qualcuno, in questo momento noi, anche se poco, anche se male, abbiamo deciso di farti crescere. Lo so, tu ora dopo questa lettera, potresti ribattere, che sarebbe stato meglio l’aborto a questa vita, magari piena di brutte cose, magari triste, magari poco appagante, magari piena di insoddisfazioni, oppure piena di brutti litigi tra tua madre e tuo padre; certo potrai sputarmi in faccia tutte queste cose, e io probabilmente non avrò nessuna argomentazione da porti, così come non la ho adesso. Ma se posso vorrei solo ricordarti, sperando che ce ne siano, bhe vorrei solo ricordarti quei pochi e magari rari momenti in cui hai sorriso. Questa lettera probabilmente vuole solamente questo, ricordarti questo, che anche se le cose magari un giorno non dovranno più andare come dovrebbero, potrai sempre e comunque contare sulla follia di alcuni momenti di pura felicità. Perché ricordarti che la vita è questa secondo me, dei puri attimi di semplice e felice Follia.

Un bacio

Essere o non essere!

Ho iniziato a scrivere, non per diletto né tanto meno per passione, più che altro mi ha spinto a farlo una voglia di esprimere me stesso, in un modo diverso dal solito, in un modo punto. L’unico modo per esprimermi a questo punto. Perché si, non sono un gran che bravo a esprimere certe emozioni; pensate alla prima emozione che vi viene in mente, ecco non saprei esprimerla sicuramente. Alcuni prendono i propri pensieri, brutti o belli che siano, e li riversano in un contenitore, la maggior parte delle volte, questo è fatto di carne e ossa, solitamente questo contenitore viene definito, amico o amica. Lo so che questa definizione di amicizia è alquanto asettica, e sono il primo a non credere a questa mia stessa definizione, in quanto credo che l’amicizia sia qualcosa di molto più grande. Eppure guardiamoci, l’unica cosa che sappiamo fare e riversare i nostri problemi, in qualcuno, per il semplice fatto di poterci sentire almeno un po’ meglio. Prendete i social, condividiamo per il semplice fatto di far parte di qualcosa, condividiamo cose che probabilmente a voce non riusciremmo neanche a esprimere. Altro non facciamo che prendere le nostre paure, i nostri pensieri, i nostri sentimenti e metterli al centro di un tavolo, così che anche le altre persone possano assimilare parte di questa informazione, elaborarla e farla loro, così che ci possano in un modo o nell’altro capire. Anche in questo modo abbiamo riversato parte di noi in qualcuno. Siamo delle matrioske. Dentro di noi, vivono altre persone, altre storie che non ci appartengono. Eppure costruiamo noi stessi, anche attraverso storie dettate da altre persone. Viviamo la vita, non attraverso la nostra semplice esperienza, ma attraverso l’esperienza di diverse persone che ci hanno dato una parte di informazione della loro avventura personale; Sommando poi le diverse esperienze, e andando ad analizzarle nel loro complesso, ci prendiamo il lusso di criticare la vita, anche se in fondo non sappiamo neanche cosa sia la vita. Facciamo solo finta di vivere. Siamo solo umani non ESSERI. Eppure crediamo di saper tutto di come si vive, di cosa bisogna fare per vivere, di come ci si comporta per poter vivere, siamo proprio una razza molto evoluta. Sappiamo cos’è la vita ancor prima di vivere, più evoluti di così non si può. Ed è qui che casca il palco di tutto secondo me; pensiamo che condividere le nostre esperienze sia parte fondamentale della vita. Ci insegnano fin da piccoli che condividere sia importante. Di padre in figlio, e così via. Ma condividiamo davvero le giuste informazioni? Siamo sicuri, che condividere, una storia un’esperienza non sia dovuto invece ad una nostra paura di essere dimenticati, o addirittura di dimenticare qualcosa? Siamo sicuri che la nostra condivisione invece non sia data da una nostra paura di rimanere soli? Condividere ormai sta diventando la parola più famosa dopo consumare; prima si diceva “Ora et Labora”, mentre oggi sembra quasi che ci dicano “Consuma e condividi”, consuma il tuo tempo condividendo sempre più informazioni, assimila informazioni, consumale, ormai sembra una catena di montaggio. Ogni giorno recepiamo così tante informazioni, che ormai non sappiamo più valutarne l’importanza, non sappiamo neanche più catalogarle, tutte ci sembrano importanti e allo stesso tempo ci sembrano spazzatura. O stiamo diventando troppo cinici, o davvero ormai non sappiamo più dare importanza alle cose, e per cose intendo quelle vere quelle giuste. Stiamo diventando una moda, e le nostre parole, i nostri pensieri, sembra che stiano diventando degli accessori da indossare, per renderci più o meno importanti, più o meno popolari; usiamo la condivisione per sfilare davanti a un mondo di critici autorevoli, nella speranza che apprezzino le nostre idee. Più “mi piaci” hai, più sei popolare. Essere Popolare; Essere Umano; Essere. Chissà quale definizione di “Essere” è più importante al mondo d’oggi.